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Mercoledì, 14. Febbraio 2007

casus
di runescriptor, 20:59



CASUS

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CASUS - By Rune Scriptor - Angst \Drama - R - Summary: At Hogwarts, a boy faces his pain and bitterness in the only way he knows how. A.N.: the lyrics snippet is from Everclear's "Why I Don't Believe in God." - tradotto da Galeno - Angst\Drama - per temi maturi, è adatto a lettori maturi ( vm14) - a Hogwarts un alunno affronta l'amarezza del vivere nell'unico modo alla sua portata. Qui l'Originale ( scusate ma mi è stato spedito e non mi hanno dato il link dell'Originale ... se lo sapete, scivetemelo che lo metto!



Sometimes it gets so much\ Qualche volta è proprio troppo
I feel like letting go\ Mi sento sprofondare
Sometimes it gets so hard\… Qualche volta diventa troppo difficile…
So goddamn hard…\ Così dannatamente difficile….
I feel like letting it all go\ Mi sento come se tutto sprofondasse
Letting it all go, letting it all go…| e lascio sprofondare il tutto, sprofondare il tutto…



Il ragazzo leccò le punte delle lunghe dita macchiate di scarlatto, mosse la lingua lenta sulla pelle fredda e morbida.
Guardò fuori della finestra, verso il cielo scuro e opprimente, appena penetrato da sottili raggi di luce grigia.
Sul tavolo vicino a lui c'era una fiala piccola, a forma di lacrima. Accanto ad essa era posato un orologio da polso argentato.
La sua voce era roca nel silenzio quando spalancò le labbra screpolate e macchiate di sangue, per parlare. "Tre… Due…Uno."
Il dolore lo colpì improvviso, perforandogli il torace, lacerò sangue e vene in una corsa verso gli organi vitali.
Si afferrò al tavolino, le nocche bianche, il viso contorto in un'agonia silenziosa. Gli occhi si sgranarono di colpo, poi si chiusero stretti per il dolore. La bocca, ancora coperta di veleno rosso, si mosse senza dir parola.
Il ragazzo si piegò in due, il corpo si contorse, ma rifiutò di cadere.
Lento, costrinse gli occhi ad aprirsi, prima uno poi l'altro. Le lacrime si versarono ai lati dal viso, colando dagli angoli degli occhi.
Il grido che si stava formando nel petto venne ricacciato con violenza indietro, nella lotta per controllare il veleno.
Le mani rilasciarono il punto dove si erano aggrappate al bordo del tavolino e si protesero, tremanti, verso la fiala.
Le dita esili si strinsero attorno alla bottiglia e si costrinse a trattenerla fino a quando il liquido non gocciolò più contro il vetro ad ogni tremito.
Lo sguardo fluttuò per contemplare l'orologio d'argento.
Gli restavano meno di tredici secondi da vivere.
Gli oggi neri, amareggiati, persero di vista la fiala nella mano.
Undici
Il ragazzo obbligò le gambe a muoversi, spostando un passo dopo l'altro, ogni movimento marcato dal dolore. Cacciò un respiro veloce quando il veleno si fece strada nella sua circolazione sanguigna.
Nove
La stanza prese ad oscurarsi e il cielo, fuori, divenne una macchia sfocata. Ciondolò da una parte, come se fosse ubriaco.
Otto
Il ragazzo rimase in piedi con un braccio proteso verso l'orizzonte grigio, il corpo sottile e tormentato formava una silhouette contro la finestra. 'posso? Posso?'
Sei
Appoggiò il peso della sua persona alla finestra, la faccia premuta contro il vetro gelido, inclemente. Pensò di aver visto i volti dei compagni di classe e dei professori, davanti a lui. Piangevano e ridevano, le loro lacrime si spargavano contro la finestra. Il ragazzo li osservò tutti quanti fino a quando non vide sé stesso nel vetro.
Cinque
'tu. Tu.' Con un ultimo lancinante dolore le gambe si arresero e cadde, rovesciando il tavolino di legno. Ci atterrò sopra, spezzandolo a metà, e l'orologio sbattè contro il muro. Con un gemito che non riuscì a soffocare, il ragazzo cadde all'indietro, in un letto di schegge. La fiala scivolò via dalle dita.
Quattro
La porta della stanza all'improvviso venne aperta, portando con sè un vento pungente. "Severus…" la voce che parlava attraverso il dolore pulsante nella testa era dolce e molto triste. Una mano si protese sulla fiala e rimosse il tappo.
Due
Le labbra del ragazzo vennero dischiuse con delicatezza e setì un flusso di liquido fresco scivolare giù per la gola.
La stessa voce placida e tormentata parlò vicina all'orecchio. "Cosa può averti fatto la vita, ragazzo?"
Si sentì sollevare dal mucchio di legno spezzato e venne avvolto nelle falde di un caldo mantello. Non sentì alcun dolore quando il tessuto premette contro le ferite aperte.
Da qualche parte sopra di lui, poté sentire il morbido gocciolare della pioggia contro la finestra.
Venne di nuovo adagiato a terra, con la testa posata in grembo a qualcuno. Dita passavano con delicatezza attraverso i capelli lucidi e untuosi.
Il ragazzo si costrinse ad aprire gli occhi. Il vecchio dalla faccia amichevole stava guardando verso di lui, e la tristezza velava il familiare luccichio degli occhi. "Severus…" ripeté il vecchio con dolcezza, mentre le lacrime scivolavano sulle guance. "Perché?"
Una sorgente di vergogna e colpa sgorgò nel petto del ragazzo, bruciandogli la gola quando emise un basso gemito.


Incapace di rispondere, l'uomo voltò il viso e pianse tra le mani insanguinate.
I feel like letting it all go\ Mi sento come se tutto sprofondasse
Letting it all go, letting it all go…| e lascio sprofondare il tutto, sprofondare il tutto…


--------------------- F I N E -------------------


Leggi qui l'originale !
http://www.geocities.com/gypsyharry/fanfics/allocin_sharedpain.html


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